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Alberto Piaserico CEO MISIS - l'intervista


Alberto Piaserico - CEO MISIS
Non crea gioielli – almeno per ora – ma indaga l'orizzonte in cerca sempre di nuovi mercati e opportunità di crescita. Alberto Piaserico è l'altra faccia della medaglia della sorella Claudia, colui che dalla prua della nave scruta i territori da conquistare e studia le strategie per riuscire nell'impresa, superando le burrasche della situazione economica e geopolitica internazionale.

Misis ha tra i suoi temi principali il mare. Qual è l'orizzonte al quale guardate, per quanto riguarda i mercati?

I principali mercati che vogliamo conquistare sono soprattutto quelli orientali, non ancora maturi, che hanno molta voglia di scoprire il resto del mondo e soprattutto sono molto orientati al nuovo. Essendo cresciuti repentinamente, non hanno un background culturale nel campo della moda, come possono averlo quelli europeo o statunitense. Da un lato, dal punto di vista commerciale, trovi interlocutori più disposti ad ascoltare e vedere cose nuove; dall'altro, c'è un consumatore che ha voglia di scoprire il Made in Italy e il Made in Europe. Per andare verso quei mercati, dobbiamo però consolidare quello che è casa nostra, perché la bellezza dell'oggetto va di pari passo a un investimento di marketing sul brand, rafforzando la presenza sul mercato italiano ed europeo, nelle maggiori città.

Come va il mercato italiano?

Anche se per noi resta stabile, per il mercato italiano il momento non è facile e la situazione non sta migliorando molto, perché lavoriamo in un settore che non avrà mai più l'appeal di una volta. O meglio, può tornare ad averlo se lo si interpreta in modo differente. Abbiamo vissuto non solo una crisi mondiale, ma anche una forte crisi di settore. Per questo ci siamo orientati su un prodotto diverso, per agganciare situazioni di acquisto che vanno al di là di quelle tradizionali, legate ad esempio al mondo della moda.

L'impostazione dei nuovi monomarca rispecchia questo andare oltre gli schemi tradizionali?

Sì, vogliamo creare un luogo di acquisto consono al nostro prodotto. Vogliamo far sì che il cliente non pensi più di entrare in una gioielleria, ma nel negozio di Misis, non solo per comprare un anello, ma per acquistare qualcosa di originale con una forte componente emotiva. La concezione, quindi, deve essere diversa e il monomarca ti consente di fare questo. Non sarà comunque mai l'unico canale perché, accanto a questo, si cercheranno department store e retailers che permettano di entrare nei nuovi mercati in modo più capillare.

Avete anche monomarca all'estero, ad esempio in Cina

È vero, ne abbiamo cinque in Cina, e quest'anno dovrebbero aumentare. È un mercato estremamente difficile. Abbiamo aperto insieme ad un partner e vendiamo anche tramite internet. Là molti vanno in negozio, poi acquistano su internet, mentre qui succede il contrario. Avere un partner è stato un vantaggio che ci ha permesso di accelerare il progetto. Abbiamo poi in programma dei corner in Thailandia, a Bangkok, poi a Taiwan e in Giappone. Apriremo anche un monomarca in Mongolia, a Ulan Bator, e uno in Turchia a Istanbul. Un'altra frontiera è il Medio Oriente, che stiamo cercando di sviluppare con dei corner, ma anche in questo caso bisogna trovare il partner giusto. Uno dei nostri mercati forti sarebbe invece la Russia, che però oggi è un problema per tutti a causa del cambio del rublo.

Anche la Cina, però, sta vivendo un momento particolare

La Cina è cresciuta molto in fretta, bisognava aspettarsi un rallentamento. Credo che l'attuale situazione delle borse sia principalmente speculativa, ma è un Paese che può ancora crescere. Non vedo nella Cina un'altra Russia. E, comunque, ritengo che quest'ultima si riprederà.

Il vostro prodotto è tutto Made in Italy. Quanto è importante sul mercato internazionale?

Sul prodotto fashion il Made in Italy è ancora molto importante e per diventare un brand riconosciuto serve la qualità. Per quanto in Cina siano progrediti, non hanno le nostre capacità creative e di problem solving. Abbiamo la fortuna di avere attorno a noi il distretto vicentino, che permette di risolvere i problemi velocemente e creare nuovi concept di prodotto.

Il distretto quindi fa ancora la differenza?

Il distretto fa molto la differenza: è possibile contare su laboratori e conoscenze che permettono di mettere in piedi una produzione velocemente. Oltre alla possibilità di avere un contatto diretto, che è fondamentale. E poi c'è la qualità, avendo a disposizione persone che fanno quel lavoro da decine d'anni e sanno trovare le soluzioni per realizzare i pezzi che chiediamo. Dal momento in cui Claudia pensa un gioiello a quello in cui va in produzione, vi è un lungo processo. Se non fossimo a Vicenza sarebbe impossibile operare nello stesso modo, perché i nostri prodotti sono molto complessi e strutturati.

Torniamo allo scenario economico. Si sente dire da più parti che il 2016 sarà l'anno della ripresa. Lei cosa ne pensa?

Il realtà lo si pensava anche del 2015... ma questa volta potrebbe essere vero. In Europa si sta muovendo qualcosa, in particolare nei Paesi che hanno sofferto di più. La Spagna, ad esempio, si è un po' ripresa. Non abbiamo ancora i dati di fine anno, ma credo che sia andato meglio rispetto al 2014. Basterebbe pochissimo a livello governativo per ripartire.

Oltre a quello economico, l'altro scenario critico è quello geopolitico...

La situazione internazionale incide tantissimo. Riuscire non dipende più solo da noi, dalle nostra voglia, dalle nostre capacità: puoi andare in Russia, fare ordini, e poi il rublo crolla; o in Turchia, che è la porta per entrare in Russia, e poco dopo abbattono l'aereo del loro principale cliente. A Istanbul avremmo dovuto aprire a gennaio, ma la situazione internazionale è ancora confusa.

Finiamo con una domanda più leggera: sua sorella Claudia ha detto che i gioielli da uomo "non sono nella sue corde" e che, se scoprirà una vena creativa, magari li disegnerà lei. La vedremo anche nelle vesti di designer?

Ultimamente sto scoprendo anche un lato creativo, meno fantasioso di quello di Claudia, perché la donna permette di spaziare di più, mentre l'uomo è più lineare. La richiesta c'è, ma non ci sarà un "Misis Uomo". Se lo faremo, sarà con altri brand. È un aspetto che stiamo sviluppando ed è probabile che nei nostri negozi entrerà anche un prodotto di questo tipo, magari una nicchia, perché l'uomo oggi ci tiene ad avere un gioiello, ma sempre cose molto semplici.

Quindi potremo vedere una sua linea?

Non si sa mai... E non è detto che passi molto tempo...


LEGGI L'INTERVISTA A CLAUDIA PIASERICO
LA DESIGNER DI MISIS